Cosa si nasconde dietro alle porte presenti nelle storie della nostra infanzia? Quale simbologia può accompagnare un oggetto tanto semplice e familiare?
La porta non è né fuori, né dentro. Essa de-limita due spazi, due mondi, ed è esattamente il primo limite che va varcato all’inizio di ogni Viaggio dell’Eroe. Una porta può essere un inizio, ma anche una pausa: è la parete che spezza il suo percorso per aprirsi in un varco che ci permette di cambiare luogo, cambiare mondo. In questo percorso analizzo questo elemento ricco di significati, partendo dalle origini del suo archetipo. Strato dopo strato, attraversando il misticismo dell’Antico Egitto, l’ermetismo neoplatonico, il simbolismo dei testi sacri e dei miti, incontreremo mostri e formule magiche che, come in una foresta incantata, ci condurranno fino ai racconti per ragazzi: le fiabe della nostra memoria più remota e colorata. L’incanto della fiaba è anche saper riassumere in un breve racconto secoli di storia umana, ed insieme riuscire ad illustrare i momenti più importanti della vita di ognuno di noi.
Un gesto semplice, come quello di aprire una porta e varcarla, può portare a destinazioni sorprendenti, e può addirittura essere il primo passo verso un percorso iniziatico e trasformativo.
Giulia Piselli. Nata a Roma nel 1994, si appassiona alle arti visive già dai suoi primi passi nella Capitale. Cresciuta nell’epoca d’oro della cultura pop, circondata da storie e racconti, frequenta il liceo classico dove si approccia per la prima volta alla mitologia antica ed alla narrativa moderna. Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma in Tecniche dell’Incisione, terminando con una tesi sui simboli delle fiabe più celebri. Passa poi all’Accademia di Bologna, dove conclude gli studi in Illustrazione per l’Editoria con le professoresse Giordana Piccinini e Maja Celia. Lavora poi come illustratrice e graphic designer, insegna grafica, legge, scrive, illustra, nella continua ricerca e adorazione delle storie silenziose raccontate dalle immagini, di quel delicato confine tra linguaggio e visione.