Il volume prende in esame narrazioni in prosa e in versi composte tra Antico Regime e piena stagione romantica che rappresentano la catastrofe come esito degli sconvolgimenti della natura o come manifestazione della violenza dell’uomo. In un serrato confronto con la riflessione filosofica dell’epoca, si delineano i caratteri significativi di uno stile dell’ineffabile capace di meditare su eventi che modificano la realtà in modo irreversibile e sul disordine di un mondo che pare avere perso ogni connotato di equilibrio e armonia. Distruzioni naturali e drammi della storia sostanziano così le scene di orrore che danno concretezza al male, nella sua dimensione collettiva o individuale. Si va dai riflessi del terremoto di Lisbona, ancora vivi nelle testimonianze dedicate al sisma calabro-messinese del 1783, ai racconti italiani sulla drammatica inondazione di Pietroburgo del 1824, che ispirerà a Puškin Il cavaliere di bronzo; dai risultati funesti di un sapere medico esercitato da chi opera con leggerezza sulla vita dei pazienti all’atrocità delle persecuzioni patite dai prigionieri cisalpini deportati in Dalmazia alle soglie del secolo XIX. Chiude il volume un’antologia dei testi più significativi richiamati nei saggi.
Anna Maria Salvadè insegna letteratura italiana e didattica delle letterature all’Università di Verona. I suoi studi privilegiano questioni, correnti, autori dei secoli XVIII e XIX, con particolare attenzione ai rapporti tra scienza, letteratura, arti figurative e geografia. Tra le sue pubblicazioni, si segnalano il volume Imitar gli antichi. Appunti sul Castiglione (2006) e le edizioni commentate di testi di Francesco Algarotti (Poesie, 2009; Giornale del viaggio da Londra a Petersbourg, 2015). Condirige la rivista internazionale «Scritture e linguaggi dello sport», le collane “Trinidad. Paradigmi dell’immaginario tra letteratura e geografia” e “Algarottiana- C.R.E.S.”. È vicedirettrice del Centro Interuniversitario di Ricerca “Geolitterae. L’immaginario spaziale fra letteratura e geografia”.