Judith Shklar si era formata in un momento storico segnato da crudeltà e paura: nata nel 1928 in una famiglia ebrea, in Lettonia, si era rifugiata bambina in Canada, dopo una fuga drammatica dal nazionalismo e dall’antisemitismo. Questo testo, la prima introduzione al pensiero di Judith Shklar ad essere pubblicata in lingua italiana, segue lo sviluppo della sua riflessione dai primissimi scritti a quelli rimasti incompiuti sull’esilio e l’obbligo politico, proponendo una lettura che mette in luce l’originalità del suo ripensamento dell’istanza liberale. Il liberalismo della paura di Shklar, messo a punto nei suoi anni di insegnamento ad Harvard, si caratterizza per la sua attenzione alla storia e per il suo scetticismo nei confronti delle astrazioni del contrattualismo. Si tratta di un liberalismo incarnato, e quindi attento anche alla dimensione psicologica dell’agire politico. Ma anche di un liberalismo che riconosce una centralità a soggetti spesso spinti ai margini dal liberalismo tradizionale: gli esclusi, da un punto di vista politico ed economico. Gli scritti di Shklar offrono così innumerevoli spunti per la costruzione di una resistenza politica al dilagare di crudeltà e di paura nel nostro tempo.
Giunia Gatta insegna filosofia politica e diritti umani all’Università Bocconi di Milano. Ha pubblicato con Routledge il volume Rethinking Liberalism for the 21st century: The Skeptical Radicalism of Judith Shklar (2018). Suoi saggi su Arendt, Camus, Jaspers e Shklar sono stati pubblicati in volumi collettivi e in riviste come «Philosophy and Social Criticism», «Contemporary Political Theory», «The Review of Politics», «Storia del Pensiero Politico».