La filosofia di Bergson può essere intesa come un sistema di esercizi per trasformare il nostro rapporto con tempo, percezione e azione. Questo volume ricostruisce il metodo bergsoniano dell’intuizione dell’inesistenza del nulla, come pratica di conversione dello sguardo: non una dottrina da assimilare, ma un ‘facendo’ da esercitare per cogliere la continuità della durata al di sotto delle stratificazioni dell’abitudine e del linguaggio.
L’intuizione bergsoniana richiede uno sforzo preciso: invertire la direzione naturale dell’intelligenza, sospendere gli schemi utilitari che frammentano l’esperienza, aderire al movimento del reale prima della sua cristallizzazione in concetti. È un esercizio di attenzione che Bergson paragona a quello dell’artista e del mistico.
Il libro indaga la diagnosi bergsoniana delle “malattie” del pensiero – la spazializzazione del tempo, la confusione tra intensità ed estensione, l’illusione retrospettiva – e presenta gli esercizi proposti come rimedio: dalla critica dell’idea di nulla alla riscoperta della memoria, dalla processualizzazione delle dicotomie all’esercizio dell’intuizione. Ne emerge un Bergson da praticare, non solo da studiare.
Letizia Cipriani è dottoranda nell’Università Niccolò Cusano di Roma, dove svolge anche attività didattica. Ha maturato quattro anni di esperienza di ricerca presso l’Università di Firenze, dove è co-founder dello spin-off Aeffective, dedicato all’analisi automatica del linguaggio e al riconoscimento delle emozioni. È autrice di Il ritmo vitale (Mimesis Edizioni, 2020) e di articoli su Bergson in riviste scientifiche. I suoi interessi vertono sull’ontologia del vivente e sulla fenomenologia degli affetti, in particolare il dolore. I principali riferimenti teorici sono Aristotele, Spinoza e soprattutto Bergson, in un approccio di “metafisica sperimentale” sviluppato in chiave transdisciplinare.