L’opera di Amelia Rosselli è stata oggetto di numerosi studi, tuttavia, nella bibliografia esistente emerge il vuoto di una ricerca su un tema di estrema rilevanza: la rappresentazione letteraria del disturbo psichico con cui l’autrice convisse per l’intera esistenza e la cui traccia è rinvenibile, in maniera diffusa e schermata, in tutta la sua produzione. L’intento di questo studio è contribuire a colmare tale vuoto indagando il tema del disturbo psichico e dei ricoveri analizzando un corpus di opere che ne riportano chiare tracce. Da Sanatorio 1954, a Diario Ottuso (1954-1968), fino a Storia di una malattia la prosa risulta essere per Rosselli il genere privilegiato per esprimere quel «pozzo di verità» che comprende anche tratti della sua complessa vicenda esistenziale. Il volume getta luce anche su una pagina inesplorata della vita e dell’opera giovanile di Rosselli: il lungo ricovero nella clinica Bellevue qui ricostruito attraverso le lettere inedite al fratello John ritrovate presso il Centro Manoscritti dell’Università di Pavia. Il rinvenimento e lo studio di tali missive permettono non solo di conoscere, dalla voce della poetessa, la realtà della celebre clinica diretta da Ludwig Binswanger, ma anche di prendere atto della continuità della produzione letteraria e della funzione che la lettura ha avuto per Rosselli in tale periodo.
Mara Sabia è Dottore di Ricerca in Italianistica presso Sapienza Università di Roma. La sua ricerca si focalizza sul tema dell’internamento e del disagio mentale nella letteratura del Novecento e del post Basaglia, con particolare focus sull’opera di Amelia Rosselli e Alda Merini. Ha pubblicato la monografia La rappresentazione manicomiale nella cultura letteraria del Novecento italiano (Lieto Colle, 2017) oltre a contributi in volumi e riviste.