La ferita al costato di Pilar Campos Gallego (2001) è un potente viaggio nel cuore oscuro della storia e della memoria. Sullo sfondo delle ultime ore di latitanza di Adolf Eichmann a Buenos Aires, la pièce si sviluppa attraverso la voce del personaggio fittizio della figlia Eva, divisa tra l’adolescente che ha vissuto quei giorni drammatici e l’adulta che li ricorda. La donna ci guida in una dimensione caleidoscopica e polifonica, dove il passato si frantuma e si ricompone, tra colpa, identità e oblio. La tensione cresce mentre due agenti segreti israeliani, nascosti in un appartamento, preparano il sequestro dell’ex gerarca nazista. Sulla scena, uno spazio diviso e speculare moltiplica sguardi e prospettive, trasformando la memoria in un gioco di luci e ombre che scuote le coscienze. Con una drammaturgia densa e stratificata, Pilar Campos offre una riflessione universale sulla “banalità del male” e sulle ferite –intime e collettive– che esso continua a infliggere.
Pilar Campos Gallego (Madrid, 1973) è drammaturga e sceneggiatrice, ma affianca alla scrittura un percorso professionale eclettico: insegna spagnolo per stranieri, conduce laboratori per lo sviluppo della creatività ed è stata anche detective privato. La ferita al costato è una delle sue pièces più note. Vincitrice del prestigioso premio Marqués de Bradomín nel 2001, l’opera è stata tradotta anche in francese.
Carlotta Paratore insegna Lingua e Traduzione Spagnola presso l’Università degli Studi Roma Tre. Le sue ricerche si sono concentrate sulle funzioni e sulla traduzione dell’umorismo verbale, dapprima nella drammaturgia di Enrique Jardiel Poncela e, più di recente, nel teatro spagnolo della post-memoria.