Il prato che circonda la casa del signor Palomar è impegnativo, non dovrebbe richiedergli troppe attenzioni, eppure si rivela una giungla quando prova a ripulirlo dalle erbacce che non siano trifoglio, loglietto e dicondra. Pensa di dedicarsi a un quadrato di un metro per un metro alla volta; poi ci ripensa, forse sarebbe meglio concentrarsi su un quadrato campione e magari contare i fili d’erba…
Italo Calvino lascia i punti di sospensione e definisce inutile lo sforzo, in primis perché «un prato non ha confini netti». Il prato infinito è un sottocapitolo di Palomar che raccoglie esperienze e interrogazioni riguardanti il cosmo, i rapporti tra l’io e il mondo e le dimensioni della mente: sono i temi che tengono insieme i dieci saggi qui raccolti a cura di Alessandro Ferraro. Laddove è impossibile cercare, contare e offrire un’interpretazione unitaria e definitiva alle fitte occorrenze di parole quali spazio, paesaggio e ambiente nell’opera di Calvino, i contributi di Bruno Mellarini, Davide Colussi, Domenico Scarpa, Giulia Perosa, Veronica Pesce, Michele Maiolani, Perle Abbrugiati, Filippo Pennacchio, Marzia Beltrami e Claudio Panella – intrecciati nei contenuti e guidati da metodi più disparati di quelli valutati dal signor Palomar e tutti validi – costituiscono un prezioso strumento per orientarsi e contribuiscono a una visione d’insieme su un campo di indagine che si presenta come un prato infinito, nondimeno interessante.
Alessandro Ferraro insegna Letteratura italiana contemporanea all’Università di Genova. Di Giorgio Caproni ha curato il Taccuino dello svagato (Passigli 2018) e il carteggio con Luigi Surdich (Il Canneto 2023). È autore della guida letteraria Genova di carta (Il Palindromo 2020) e della biografia critica Singolare femminile. Amalia Guglielminetti nel Novecento italiano (Sef 2022).
In copertina: Manifattura fiamminga, Arazzo Millefiori (o dell’Adorazione), 1530-1535 ca., lana e seta, Pistoia, Museo dell’Antico Palazzo dei Vescovi, particolare.