L’11 e il 12 maggio 1849 Livorno si difese dall’attacco di un corpo d’armata austriaco, entrato in Toscana per reprimere l’ultimo focolaio dell’incendio rivoluzionario che aveva infiammato l’Europa dall’anno precedente. Si trattava dell’ultima prova di una città che era stata all’avanguardia durante il Quarantotto, nella quale il radicalismo politico aveva gettato radici profonde. Tuttavia, il percorso che condusse Livorno alla resistenza a oltranza non fu affatto unanime, e all’interno delle mura rimase sempre un partito pronto ad aprire le porte al nemico.
Dopo aver esplorato la genesi dell’intervento austriaco, questo libro cerca di ricostruire la battaglia per Livorno restituendo per la prima volta anche le prospettive degli attori controrivoluzionari, tanto austriaci quanto estensi. Una volta repressa la resistenza livornese, il potere granducale restaurato dalle armi imperiali aveva bisogno di una nuova legittimità. La rifondazione dell’ordine politico passò dalla giustizia politica, a cui si dedicarono con zelo le autorità toscane restaurate, arrivando a coinvolgere centinaia di imputati tra l’estate e l’autunno del 1849 a Livorno. Identificare e colpire i propri nemici politici, concentrati a Livorno, rappresentò il mezzo privilegiato per legittimare nuovamente il potere granducale uscito distrutto dal Quarantotto. Infine, si analizza la ratio dietro l’amnistia per i reati politici, concessa nel novembre del 1849, che sancì la definitiva vittoria del potere restaurato sui propri nemici.
Giacomo Zanasi (1997), già allievo ordinario della Scuola Normale Superiore, è dottorando in Scienze storiche presso l’Università degli studi di Salerno, con un progetto di ricerca sul movimento controrivoluzionario toscano nel Quarantotto, in particolare sulle insorgenze rurali e i processi di politicizzazione nelle periferie.