Ogni lingua nasce da incontri e scontri. Le grammatiche missionarie, concepite per evangelizzare, si rivelano oggi archivi di mondi in dialogo: strumenti didattici, ma anche mappe di contatti, scambi e traduzioni. Il volume conduce nel cuore della linguistica missionaria, dove la descrizione delle lingue “esotiche” diventa esplorazione dell’alterità. Attraverso l’analisi del manoscritto Rudimenta Linguæ Malabarico-Samscredamicæ (XVIII sec.), l’autore mostra come il portoghese sia stato lingua di mediazione nel crocevia religioso e culturale della prima globalizzazione moderna, capace di tradurre culture e reinventare categorie. La grammatica di padre Sant’Ottavia, pur inscritta nel paradigma grammaticale latino, sviluppa soluzioni originali e categorie nuove per descrivere il malayalam, testimoniando la tensione continua fra tradizione e innovazione, norma e uso, universalismo e specificità locale. Un percorso che svela le origini della linguistica moderna e invita a riscoprire, nelle parole dei missionari, le radici del nostro presente.
Matteo Migliorelli è ricercatore di Lingua, traduzione e linguistica portoghese e brasiliana all’Università di Pisa, dove ha conseguito il dottorato dopo essersi formato tra Pisa e Lisbona. Si occupa di linguistica missionaria, grammaticografia, lessicografia e di pratiche traduttive religiose nei territori colonizzati, con particolare attenzione ai rapporti tra lingua, religione e potere. Collabora a progetti nazionali e internazionali, come il PRIN LexEcon (Unipi) e il progetto Toponomástica patagónica indígena (Universidad de La Pampa-Argentina), ed è ricercatore al CEL (UTAD- Portogallo).