“Stare insieme” non significa soltanto condividere lo stesso spazio o tempo con altre persone. Vuol dire anche aprirsi alla possibilità di accogliere chi ancora non è presente, un “terzo” che arricchisce la relazione e la rende dinamica. Se proviamo a descrivere questa novità nello sviluppo dell’idea di “In-Statuere” (cioè il processo di costruzione e decostruzione di un’istituzione), possiamo partire dal fatto che ogni atto collettivo si moltiplica e si rafforza grazie alla partecipazione reciproca di più individui.
Un gruppo di persone si riunisce per affrontare un problema comune, per progettare in modo trasparente una soluzione, per elaborare un piano d’azione condiviso, per organizzare con disciplina una serie di attività future. Lo scopo è sempre generare un cambiamento sociale concreto e duraturo. Un’istituzione, infatti, non può nascere dal nulla, ha bisogno di esperimenti, di tentativi, e di una risposta che sia percepita come universale a un problema che riguarda tutti. Senza questa dimensione collettiva non esiste vera istituzione.
Inoltre, ogni istituzione porta con sé la necessità di una resistenza organizzata e di un progetto di contro-istituzione: un modo per bilanciare il potere, per mettere in discussione ciò che è stato creato e aprire la strada a nuove possibilità di convivenza e trasformazione sociale.
Petar Bojanić è professore di filosofia presso l’Università di Belgrado e l’Università di Fiume, ed è Presidente della Rete regionale dei Centri per gli Studi Avanzati nel Sud- Est Europa (RECAS), che opera nell’ambito del Forum dei Rettori del Sud-Est Europa e dei Balcani Occidentali. È autore di numerose pubblicazioni, tra cui il volume Violence and Messianism: Jewish Philosophy and the Great Conflicts of the 20th Century (Routledge, 2017), tradotto in otto lingue. In italiano sono stati pubblicati i suoi libri Violenza e Messianismo (2014) e Provocatio. Vocativo, Ius, Rivoluzione (2022) e The gesture (2023, con V. Cesarone) presso l’editore Mimesis, oltre a numerosi saggi e articoli.