̓Αφικομένης δὲ νυκτὸς ὁ μὲν δῆμος ἐς τὴν ἀκρόπολιν καὶ τὰ μετέωρα τῆς πόλεως καταφεύγει καὶ αὐτοῦ ξυλλεγεὶς ἱδρύθη, καὶ τὸν Ὑλλαϊκὸν λιμένα εἶχον˙ οἱ δὲ τήν τε ἀγορὰν κατέλαβον, οὗπερ οἱ πολλοὶ ᾤκουν αὐτῶν, καὶ τὸν λιμένα τὸν πρὸς αὐτῇ καὶ πρὸς τὴν ἤπειρον.
Ma, scesa la notte, i democratici si rifugiarono sull’acropoli e sulle alture della città, e, lì radunatisi, si accamparono, avendo occupato anche il porto Illaico. I loro avversari invece s’impadronirono dell’agorà, dove la maggior parte di loro abitava, e del porto adiacente e rivolto verso la terraferma.
Il cuore della polis corcirese (Tucidide, 3, 72, 3)
Di altre colonie de’ Corciresi non v’ha memoria. Ben fortezze e terre possedevano nell’Epiro, ed agevolmente crederebbesi che potenti com’erano in mare, tutta la costa, o almeno i porti, signoreggiassero dalla bocca del golfo ambracio, insino ad Epidamno, e che anzi più oltre progredissero.
A. Mustoxidi, Delle cose corciresi I, Corfù 1848, 52-53.