Nonostante la sorprendente presenza di opere d’arte e letteratura del passato, le tavole di Ewald Frick non sono per nulla passatiste. Consapevole del fatto che, dal punto di vista estetico, apparteniamo alla post-storia e conosciamo tutto, forse anche troppo, l’artista rinuncia alle forme tradizionali di rappresentazione come il ritratto o il paesaggio e concepisce il suo opus come una continuità che, nel suo insieme, ricorda l’archivio personale. Frick riesce così a sorprendere ideando assemblaggi dal potente impatto simbolico. Sui suoi mega-fogli al contempo giocosi e malinconici sono visibili talvolta tracce e frammenti della religione cattolica in quanto vestigia di una cultura a lungo dominante. Ecco allora nuvole di testo scure e preoccupanti, apocalittiche, accanto a misteriosi viluppi di forme luminose. Al lettore si consiglia di cercare uno dei tanti fili conduttori in questa serie artistica per poi, elettrizzato da connessioni trasversali e variazioni ardite, intraprendere un viaggio decisamente inconsueto.