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Quando
lUniversità protesta
Mauro
Stampacchia
"contro Letizia, ma con letizia..."
Dal febbraio 2004 le Università
italiane sono state investite da un ciclo di proteste, iniziative,
prese di posizione, scioperi, dei quali si troverebbe con difficoltà
un qualche precedente nella storia dei decenni più recenti.
Per molti le Università, per associazione di idee, riconducono
ai movimenti studenteschi degli anni Settanta e in parte Ottanta
e Novanta, ma in questo caso gli attori della protesta sono
altri: i precari, magari confondibili con gli studenti per età,
ma non più per condizione, i ricercatori, i professori
universitari. Chi ha tenuto qualche traccia del molto materiale
prodotto ha potuto vedere come quasi tutti gli Organi di Governo,
Senati Accademici e Rettori delle Università italiane
si siano pronunciati con parole molto dure contro il provvedimento
del governo sullo stato giuridico, quindi a favore degli stessi
obiettivi dei professori e dei ricercatori. Un inedito sciopero
dei professori, il 2 marzo 2005, portava sulle posizioni della
protesta la stessa Conferenza dei Rettori delle Università
Italiane, quella Crui che fino a quel momento aveva riscosso
critiche per aver troppo indugiato nel tenere una linea di compromesso
con la Ministro.
Che cosa era successo? Il ministro
della Istruzione, Università e Ricerca, signora Letizia
Moratti, aveva presentato una prima versione della sua legge
delega sullo stato giuridico, che prevedeva un forte taglio
del numero dei docenti, con la messa ad esaurimento della terza
fascia di questi ultimi, i ricercatori, il conseguente aumento
del precariato (già peraltro fortemente e pesantemente
presente in Università anche in virtù delle politiche
dei precedenti governi). Una "riforma" cè
chi la chiama invece, forse più propriamente, una "controriforma"
dietro la quale si intravede una filosofia volta ad indebolire
e mortificare lUniversità pubblica.
Queste affermazioni sono state
in molte sedi più e più volte documentate nei
dettagli. Quello che vogliamo invece qui presentare è
uno dei modi con i quali si è espressa, per mesi e mesi,
la opposizione alla "riforma" Moratti. In molte Università
italiane i docenti, dai professori ai ricercatori, dai precari
agli studenti, hanno scelto le vie più diverse per presentare
alla opinione pubblica il proprio disagio e la propria opposizione.
Molte hanno scelto la via delle "lezioni in piazza".
Era un segnale certo simbolico,
ma nel quale bene si intravedeva una idea fondamentale: le Università
volevano affermare che quella che era in gioco non era una questione
privata, sindacale o corporativa di qualche categoria, ma lidea
di Università nel suo complesso, e sentivano che, per
difendere lUniversità, bisognava riferirsi allopinione
pubblica tutta, e porre la "questione dellUniversità",
della sua funzione, dei suoi compiti, o, come si dice un po
gergalmente, della sua "missione". Si affermava nei
fatti la distanza siderale da un modello di Università-torre
di avorio per studiosi, autoreferenziale e distante dalla società,
tutta compresa nei suoi riti e nelle sue procedure. Del resto
la controriforma morattiana non era stata forse annunciata,
quasi con una offensiva mass mediatica, dagli editoriali di
alcuni giornali, firmati dagli esponenti più in vista
di certo mondo accademico?
La risposta andava quindi data,
magari, non avendo accesso agli editoriali della grande stampa,
più modestamente ma non con minore determinazione (e
rigore scientifico). Da qui lidea, a Pisa, nata in una
assemblea sindacale, delle "lezioni sotto la Torre",
cioè lezioni pubbliche, aperte a chiunque avesse voglia
di ascoltare, e perché no?, di intervenire, da parte
dei docenti dello stesso Ateneo. Qualche osservatore, non troppo
benigno, si affrettò ad osservare che così si
sarebbero potuti ascoltare dei "comizi" fatti dalle
cattedre. Difficilmente una affermazione ha trovato così
poco riscontro nei fatti, e non solo perché cera
(quando cera) solo qualche traballante amplificazione,
ma per lo spirito che ha guidato liniziativa. La prima
lezione si è tenuta, come hanno immortalato le foto comparse
sulla stampa, avendo come sfondo la Torre di Pisa e la Piazza
dei Miracoli. Volevamo indicare con questa scelta, sia pur nella
pochezza dei nostri mezzi e delle nostre stesse persone, il
riferimento simbolico ai valori universali della cultura, della
ricerca e della scienza, così come universale è
il messaggio artistico e spirituale della Cattedrale di Pisa.
Le altre lezioni si sono tenute sotto le Logge dei Banchi, nel
pieno centro della città, a fianco del Comune. Questo
per prevenire linclemenza del tempo, ma anche perché
ci piaceva ritrovarsi nel pieno centro della città, sempre
seguendo quel simbolismo della piena apertura alla società
civile. Questa idea di "Università aperta"
ci ha guidato come asse della "Università che vogliamo"
(per riprendere una espressione assai presente nel dibattito
interno allUniversità di Pisa); ma riproporla e
metterla in atto ci è sembrato anche lunica risposta
pagante alla morsa che sulle Università si andava stringendo.
Così per qualche tempo,
dallottobre 2004 fino alle vacanze natalizie, a scadenza
settimanale, i professori e ricercatori si sono ritrovati, a
clima sempre meno clemente, e ciascuno di loro intrattenendo
luditorio, di studenti, di cittadini, di colleghi professori,
con una breve lezione su un argomento preso dal bagaglio delle
proprie competenze. Si era venuta a creare una attenzione che
ha fatto dire a più di un docente di aver risentito,
ascoltando argomenti anche lontani dalla propria area di competenza,
quella stessa spinta alla conoscenza magari in una ottica interdisciplinare,
che era stata allorigine o aveva dato impulso alla scelta
professionale e di carriera. Gli amministratori della città
sede di Università ci hanno prestato aiuto ed attenzione,
e qualche volta abbiamo ritrovato qualcuna/o di loro, attento,
seduto tra luditorio, a seguire il filo dei ragionamenti
e delle lezioni. Ma del resto quale miglior segnale, della possibile
"osmosi" tra città e Università, della
presenza tra i docenti del prof. Piero Floriani, già
sindaco di Pisa?
Quando poi, alla fine del ciclo
delle "lezioni in piazza", abbiamo tratto un bilancio
delliniziativa, è risultato evidente che si era
trattato non solo di una esperienza umana e formativa importante
e un gesto di valore politico e culturale, ma anche di una raccolta
di argomenti e testi assai significativa di quel momento. Ne
usciva chiara ed evidente la funzione primaria dellUniversità,
che è quella di promuovere e organizzare la produzione
culturale intesa nel senso più lato. Abbiamo anche visto,
scorrendo i primi abbozzi scritti, che la partecipazione dei
docenti era stata ampia e aveva coperto moltissime aree culturali
della nostra Università, anche se è il caso di
sottolineare che anche questo pur ampio repertorio non esaurisce
certo i campi nei quali studiosi dellUniversità
di Pisa hanno dato contributi di valore.
Da queste considerazioni è
nata lidea di mettere insieme, unificare per criteri,
e infine pubblicare queste lezioni. Riproponiamo quindi quei
contenuti, quel metodo e quello spirito perché siamo
sicuri che nella nostra Università esistano non solo
competenze e capacità, ma anche una inclinazione rivolta
a dare una risposta in positivo alla forte richiesta di saperi,
di formazione, di promozione scientifica ed umana che la società
oggi propone (e che la politica governativa mortifica ad ogni
piè sospinto).
Ci è parso quindi utile
che di nuovo si possa conoscere, ora in stampa, quello che aveva
potuto ascoltare luditore, lo studente, il cittadino in
quelle lezioni. Siamo certi che queste lezioni siano significativamente
rappresentative e il fatto che restino documentate sia di utilità
per tutti coloro i quali volessero farsi una qualche idea di
che cosa sia questa Università, da quali tensioni positive,
questa di Pisa come tante altre in Italia, siano attraversate,
quale spirito stia dietro una intrapresa, quella della conoscenza,
che è anche e sempre una avventura ideale e conoscitiva.
La pubblicazione di queste Lezioni
acquista un ulteriore valore alla luce di quanto poi è
avvenuto nelliter legislativo che ha portato alla approvazione
di una Legge Moratti con voto di fiducia, in aule parlamentari
assediate da manifestazioni di massa di precari, docenti, studenti.
Abbiamo detto di "una" legge Moratti, perché
la semplice ricognizione dei vari passaggi parlamentari, Commissioni,
Aule e poi ancora Commissioni, documentano come delloriginario
progetto ben poco è rimasto, e come lattuale testo
altro non sia che un maxi-emendamento della maggioranza che
ha spazzato via tutte le precedenti redazioni
della stessa
maggioranza. Un metodo assolutamente inconsueto, inedito, in
spregio della ordinaria dialettica politica, della centralità
del Parlamento e della autonomia delle Università, che
lascia adesso alle Università una legge incompleta e
abborracciata, un vulnus alle Università e alle
istituzioni e la urgenza di porre al più presto rimedio.
[Anche solo una rapida scorsa alla Appendice Documentaria, con
il testo finale della legge insieme alle mozioni del Senato
dellUniversità di Pisa e della Conferenza dei Rettori,
farà intravedere i caratteri salienti del conflitto che
ha visto mobilitarsi le Università italiane contro il
Governo].
Sarà il lettore che giudicherà,
leggendo queste Lezioni, se lUniversità, come istituzione
di alta formazione e di ricerca scientifica, meriti la mortificazione
che il Governo ha voluto infliggerle, e quali delle due parti
in conflitto abbia, alla lunga, avuto la meglio. A noi sembra
che la apparente "vittoria" della ministro, attraverso
un atto di imperio, non sia altro che una "vittoria"
di Pirro. Al momento in cui licenziamo queste Lezioni le Università
si sono già date un percorso di autoriforma che attraverso
una "Costituente dellUniversità" porterà
agli "Stati Generali" delle medesime. Abbiamo la presunzione
di credere che lidea di "Università aperta"
che ha ispirato queste Lezioni possa avere piena cittadinanza
nellUniversità degli anni a venire, anzi ne debba
essere un criterio ispiratore fondamentale.
Mauro Stampacchia
Ringraziamenti
Pompeo Della Posta,
Judith Munat, Anna Maria Rossi e Mauro Stampacchia, che si sono
assunti lincarico di raccogliere e curare le lezioni,
desiderano ringraziare tutti coloro i quali hanno contribuito,
sia facendo lezione che organizzandole. Innanzitutto un grazie
veramente grande a Francesca Acquistapace, anima e motore delliniziativa.
Ed anche a Daniela Fabbrini, Paolo Gianni, Enrica Martinotti,
Maurizio Vernassa, dellIntersindacale dellAteneo,
attivi nel sostenere le Lezioni. Ricordiamo inoltre con gratitudine
Umberto Mura, Marina Bailo, Laura Semini, Marco Massai, Anna
Vittoria Bertuccelli Migliorini, Claudio Amovilli, Carlo Alberto
Veracini, Lorenzo Guglielminetti, Franco Marioni, Diego Latella,
Luciana Angiolini, Franca Maria Floris, e i tanti altri colleghi
che hanno contribuito.
Avvertenza per il lettore
I testi delle lezioni
sono quelli preparati e/o utilizzati per le Lezioni svolte dallottobre
al dicembre 2004 in due luoghi in Pisa, la Piazza dei Miracoli
e la Piazza dei Banchi. Purtroppo, e ce ne rammarichiamo, di
qualche lezione non è stato possibile raccogliere il
testo. I testi sono stati tutti rivisti dagli autori.
Febbraio-marzo 2006
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