edizioni ets - Pisa

 


Progettista della Pisorno, la prima città del cinema in Italia, del Centro Sperimentale di Cinematografia, nonché fine scenografo e costumista, Antonio Valente è un personaggio chiave nel panorama italiano per comprendere a fondo il "cantiere del film". Infaticabile costruttore di finzioni, in equilibrio felicemente precario tra innovazione tecnologica e tradizione figurativa, Valente ha lavorato per oltre quarant’anni nel cinema, esercitando una professionalità di alto profilo.

Il volume, corredato di un ricco apparato iconografico e documentario, propone un ritratto di questo "architetto del cinema", attivo in ogni fase della "costruzione dell’artificio", dal teatro di posa, al set e alla sala, eppure in parte dimenticato, rimosso.

 

Antonio Valente
Il cinema e la costruzione dell'artificio

a cura di

Lucia Cardone e Lorenzo Cuccu

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Euro 25,00 pp. 196

 

 
   
 


Il Centro Sperimentale di Cinematografia ha reso omaggio ad Antonio Valente

A chiusura delle manifestazioni commemorative del trentennale della scomparsa di Antonio Valente, il Centro Sperimentale di Cinematografia ha voluto dedicare una giornata al ricordo di questa rilevante personalità del Novecento. La giornata si è svolta il 21 giugno 2006 presso la sala che la Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia gestisce nel centro di Roma, il cinema Trevi, in via del Puttarello 25.

Trentuno anni fa, il 30 giugno 1975, scompariva all’età di 81 anni Antonio Valente, personalità cui molte discipline dello spettacolo, dell’arte e delle scienze, in special modo il teatro e il cinema, sono debitrici. Formatosi dapprima a Roma, quindi a Parigi nell’ambiente delle avanguardie artistiche e letterarie, Valente torna in Italia nel 1923, si laurea in architettura e si dedica alle sue poliedriche attività, sia in cinema che in teatro, di scenografo, costumista, scenotecnico, illuminotecnico, nonché di architetto e progettista di sale, teatri e studi cinematografici.

Ad Antonio Valente il Centro Sperimentale di Cinematografia deve molto; noi lo vogliamo ricordare in particolare per la sua attività di scenografo e costumista cineatografico, nonché sotto la veste di progettista e costruttore, nella seconda metà degli anni Trenta, della sede del Centro sulla via Tuscolana, a Roma. In questo complesso ancora oggi piacevole e funzionale - con i suoi raccolti cortili a vetrate, gli ampi corridoi, la razionale disposizione degli spazi - Valente ha anche insegnato per trentatre anni la sua materia, scenotecnica, a generazioni di studenti di cinema, molti dei quali (citiamo, tra i tanti, Mario Garbuglia, Beni Montresor, Gianni Polidori, Luigi Scaccianoce) hanno fatto tesoro del suo magistero e si sono brillantemente affermati nella professione.

L’omaggio che gli dedichiamo ha compreso la proiezione di due film ai quali egli ha collaborato (alle ore 17 La vedova, diretta da Goffredo Alessandrini nel 1939, di cui Valente ha curato le scene; alle ore 21 Il re d’Inghilterra non paga, regia di Giovacchino Forzano nel 1941, dove Valente ha creato scene e costumi) e, alle ore 19, una tavola rotonda nel corso della quale sarà ripercorsa la sua carriera. A quest’ultima partecipano Maddalena Del Favero Valente, moglie dell’architetto, e studiosi di Valente e della sua opera, Alfredo Baldi, Lucia Cardone, Lorenzo Cuccu, Giovanni Isgrò, Bruna Niccoli e Mario Verdone, suo amico fin dagli anni Quaranta. Durante l’incontro è stato presentato il volume Antonio Valente — Il cinema e la costruzione dell’artificio, a cura di Lucia Cardone e Lorenzo Cuccu, e il fascicolo n. 553/2005 della rivista Bianco & Nero, con contributi su Valente di Alfredo Baldi e Lucia Cardone.

Roma, 26 maggio 2006


 

 

 

 


 


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