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Premessa

Sono trascorsi due anni dalla scomparsa di Marco Tangheroni, alla cui memoria questo libro è dedicato. E' particolarmente difficile non pensare che, se avesse potuto riceverlo davvero dalle mani dei suoi autori, l’avrebbe tenuto per particolarmente caro. Non è retorica, ma solo una forma di paradossale rimpianto. Paradossale, perché certamente: questa è una raccolta di saggi che non sarebbe mai stata data alle stampe se egli fosse ancora vivo, a chiacchierare e discorrere tra colleghi ed amici e, innanzitutto, tra i giovani che ad essa hanno dato il loro contributo. Sono questi ultimi i veri responsabili del "progetto editoriale"— tutti studenti e dottorandi che gli si erano ritrovati vicini, a discutere intorno al tavolo di un seminario (ed era — l’ultimo — un seminario libero di riflessione sulla storia) o lì di fronte, alla scrivania, a raccontargli quel che stavano facendo e avrebbero voluto fare. Nei giorni immediatamente seguenti a quell’11 febbraio 2004, essi hanno avvertito il bisogno, e subito deciso, di mettere insieme i frutti delle varie ricerche che avevano in corso d’opera, per esprimere così nella maniera migliore la loro gratitudine. Sarebbe stata possibile, e tutti avremmo voluto, un’altra storia: se non questo libro, un altro simile — di altri allievi che sarebbero poi venuti — avrebbe pure potuto essergli consegnato un giorno, da giovani semplicemente desiderosi di ringraziarlo e festeggiarlo. Sta qui il rimpianto. Quanto alla gioia di ricevere in dono un libro nato dagli studi di ragazze e ragazzi e di studiosi in crescita: tutti coloro che hanno conosciuto Marco Tangheroni possono comprendere quanto essa sarebbe stata sincera e intensa. E non tanto perché in queste pagine alla fine risultino presenti tutti i temi intorno ai quali aveva costruito la sua identità di storico: il commercio medievale e le società urbane toscane, il Mediterraneo dal Ponente iberico al Levante latino, Pisa e l’altrettanto amata Sardegna.

Il volume rispecchia, nella scala che gli è propria, la varietà dei suoi interessi e della sua disponibilità intellettuale; e ciò anche se non tutti gli autori sono suoi allievi diretti. Alcuni sono stati suoi laureandi, e con lui avevano poi intrapreso o già condotto a termine il loro dottorato. Altri, pure allievi del Dipartimento e arrivati alle prese con una tesi di dottorato, avevano avuto modo di essere o diventare ugualmente suoi studenti. Ciò che hanno condiviso (e che li unisce a molti altri, della stessa e di precedenti generazioni) è l’avere potuto sperimentare da lui le attenzioni, l’apertura culturale e la curiosità intellettuale — l’umanissima sollecitudine — con le quali accoglieva senza preclusione alcuna i giovani che vedeva accostarsi alle sue stesse passioni. Di questo soprattutto il libro è allora testimone: della tenacia e dell’affetto, ricambiato, con cui alle preoccupazioni e agli entusiasmi dei giovani Marco Tangheroni sapeva pensare e rispondere. Per questo avrebbe avuto ogni ragione di sentirsene contento.

I saggi sono stati scritti e completati per tempo; non dipende dagli autori se la pubblicazione non è stata così rapida come era nelle loro intenzioni, mentre è pienamente merito dell’amica e collega Cecilia Iannella se infine questo volume per Marco ora viene alla luce, negli stessi giorni nei quali siamo chiamati a ricordarlo.

Giuseppe Petralia

 

Link correlato: articolo comparso su Athenet in ricordo di Marco Tangheroni scritto da Gabriella Rossetti.


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