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Presentazione
Anna Maria Raugei
Figures
du théâtre du monde:
titolo che a qualcuno potrebbe apparire e forse non senza
qualche fondamento un capiente contenitore, atto a raccogliere
saggi disparati, che solo il nome del dedicatario ha il potere
di riunire, in virtù non già di una tematica comune,
ma di ragioni del tutto estranee allatto di scrittura,
riconducibili a legami, rapporti e amicizie con i produttori
dei testi.
Ciò è
in parte vero, perché tutti coloro che hanno aderito
a questa miscellanea sono componenti del Dipartimento di Lingue
e Letterature Romanze, di cui Giancarlo Fasano è stato
a lungo direttore tanto autorevole quanto efficiente: un segno
di affetto dunque e di gratitudine, alla testimonianza del quale,
per gli interessi e i meriti del festeggiato, si sarebbe potuto
aprire un ambito ben più vasto, nazionale e internazionale;
ma questo avrebbe rischiato di tradursi nella celebrazione di
una "grandeur" da cui il carattere aristocraticamente
schivo di Giancarlo è affatto alieno. Gli amici che non
hanno potuto esprimersi attraverso un loro contributo sono comunque
tanti e presenti e vicini, con i loro nomi affidati alla tabula
gratulatoria.
Il titolo della
raccolta, al di là di una funzione di comodo, si rivela
tuttavia denso di implicazioni, tanto più se si pone
mente alle principali linee lungo le quali si sono svolte le
ricerche di Giancarlo Fasano. La prima, più immediata
associazione è al Gran teatro del mondo di Calderón,
dove la matrice cristiana occidentale si misura e si intreccia
con il tema squisitamente barocco dellillusione, del cambiamento,
dellapparenza: il mondo è limmenso palcoscenico
sul quale gli uomini sono chiamati a svolgere il ruolo che la
volontà divina ha loro riservato; se questa grande recita
è dunque sottesa da un piano provvidenziale, il senso
della vita (e della morte) di ciascuno resta comunque vincolato
a quanto si mostra sulla scena, alla maschera che ciascuno riveste
e dietro la quale si nasconde, inconoscibile e insondabile,
il vero volto dellattore. Penso che proprio questa ambiguità
di fondo tra lapparire che nasconde lessere e lessere
che a sua volta fonda e rende possibile lapparire abbia
affascinato Giancarlo, che al teatro, e specie al teatro barocco,
ha dedicato alcuni tra i suoi lavori e i suoi corsi universitari
più significativi.
Ma prima ancora
di Calderón, il theatrum mundi è la rappresentazione
del mondo quale si rivela ai grandi cartografi del tardo Rinascimento;
è conoscenza, conquista, dominio dello spazio, e soprattutto
dei nuovi spazi di recente scoperti, attraverso un sistema di
coordinate che lasciano margini sempre più esigui alla
fantasia e allimmaginazione: strumenti nuovi per una realtà
nuova. Ed è in una dimensione analoga che ha operato
Giancarlo Fasano oramai da un trentennio, con una precoce consapevolezza
di quale potente mezzo di ricerca fosse offerto dallinformatica,
promuovendo il lavoro gigantesco di lemmatizzazione delle opere
in versi di Ronsard, sfociato infine in quel sussidio irrinunciabile
per ogni indagine sulla poesia francese del Cinquecento che
sono le concordanze ronsardiane su CD.
I saggi che compongono
il volume sono un po come i personaggi di Calderón
colti in un momento del loro "jeu": ognuno di essi
realizza infatti, nel breve giro di alcune pagine, una vocazione
alla ricerca che si rifrange nelle molte facce di un unico prisma.
Non sorprende, considerando la formazione del dedicatario, lo
spazio decisamente dominante accordato alla cultura francese;
stupisce, invece, e fa riflettere la varietà e la differenziazione
dei percorsi seguiti e delle epoche abbracciate: dal discorso
rigorosamente filologico allanalisi delle fonti, dallaffinata
lettura di testi lunghi e brevi allo studio di particolari forme
e strategie letterarie, dalla ripresa e sviluppo di determinati
temi allattenzione volta allo strumento linguistico; una
catena di spunti, suggestioni, proposte metodologiche che si
snoda dal medio evo ai giorni nostri senza escludere alcun secolo.
A caratterizzare la miscellanea in senso più largamente
romanzo concorrono tuttavia altre voci, legate allarea
iberica e allarea romena, cui si affianca anche unisolata
incursione in ambito italiano.
Una posizione del
tutto "estravagante" occupano le pagine di Umberto
Eco, che si sono pubblicate allinizio della raccolta:
la rivisitazione, sul filo della memoria, di un incontro/scontro
tra adolescenti e le origini di unamicizia antica, perduta
e poi ritrovata in maniera inattesa; pagine in cui, entro un
difficile equilibrio tra ironia sorridente e misurata commozione,
si disegna un ritratto di Giancarlo assolutamente inedito, un
po di scorcio, evocato nel gioco alterno di ombre e luci
della vita. Credo che questa sia limmagine più
fedele di Fasano, quella anche in cui egli stesso meglio si
riconosca, leggera e palpitante, disponibile sempre a allincontro
e alla scoperta.
Così, con
la stessa leggerezza, Giancarlo continuerà la sua rappresentazione
sul gran teatro del mondo, assumendo su di sé, con un
sorriso appena accennato, i nuovi ruoli cui la sua vocazione
di uomo lo chiama.
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